Vitamina K: dove si trova e a cosa serve

La vitamina K è una molecola liposolubile di cui possiamo coprire tranquillamente il fabbisogno seguendo una dieta equilibrata. Questa vitamina si deposita nel fegato in grandi quantità che vengono poi prelevate e utilizzate nelle ghiandole surrenali, nei polmoni, nel midollo e depositate in minima parte nei reni.

Il nome di questa vitamina deriva dall’espressione danese Koagulation vitamin coniata nella prima metà del novecento da uno scienziato che aveva rilevato la sua funzionalità nella regressione di patologie emorragiche.

Dopo il suo assorbimento questa vitamina viene trasportata nel fegato per essere poi trasferita ai tessuti: il suo turn-over è particolarmente rapido ma essa svolge diversi ruoli diretti e indiretti sulla nostra salute ed è essenziale alla vita. La vitamina K ha un’emivita di circa 17 ore e questo fa sì che vengano continuamente utilizzati gli apporti provenienti dalla dieta e attivati i batteri sintetizzatori che si trovano nell’intestino.

VItamina K: antiemorragico e densità ossea

Per prima cosa garantisce la funzionalità di alcune proteine coinvolte direttamente nella struttura delle ossa e nella coagulazione del sangue. Secondariamente questa vitamina viene trasformata nella sua forma attiva in idrochinone ad opera di specifici enzimi e funziona da coenzima attivando numerose reazioni chimiche a scopo antiemorragico e ricostruttivo a livello di sangue e ossa.

Esistono diverse forme di vitamina K:

  • il filochinone o K1 – è di origine vegetale e viene assorbita nell’intestino tenue; si tratta della forma più presente nei cibi che mangiamo e viene assorbita negli Leo
  • il menachinone o K2 – è di derivazione batterica e viene sintetizzata nella flora intestinale umana attraverso batteri si imbionditi come l’Escherichioa Coli; viene assorbita nel colon
  • il menadione o K3, una forma sintetica solubile in acqua ed espulsa attraverso le urine.

I primi due formati non sono tossici nemmeno a dosaggi elevati e attraverso la dieta sono facilmente assimilabili con un’efficienza pari al 40-80%.

Carenza di vitamina K: quando può verificarsi

In realtà è comunque difficile incorrere in una carenza di questa vitamina perché il nostro corpo ne utilizza poca alla volta: inoltre i meccanismi di rigenerazione della stessa vengono effettuati continuamente a livello della flora dell’intestino.

Tuttavia quando questa carenza si manifesta, si può trattare di una disfunzione dell’apparato intestinale, oppure di una ridotta capacità di secernere bile, o ancora in presenza di malattie del fegato, o quando si assumono farmaci anticoagulanti. La situazione risulta tuttavia più delicata con un rischio sensibilmente più elevato per i neonati perchè il latte materno potrebbe contenerne quantità insufficienti o la stessa placenta potrebbe non aver trasmesso la quantità necessaria al feto.

La carenza si può manifestare con un aumento dei tempi di coagulazione e macchie cutanee circoscritte di colore rosso intenso di forma circolare irregolare. Nei casi più severi si osservano emorragie.

Gli alimenti che contengono vitamina K sono prevalentemente le verdure a foglia come gli spinaci, i broccoli, lattuga, il cavolo e i cavoli di Bruxelles, le cime di rapa. essa inoltre è presente nei ceci, nei piselli, nella storia, nel tenerti; carne, frutta, latticini cereali contengono quantità molto ridotte rispetto agli alimenti che abbiamo citato.

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