Temperatura corporea e dimagrimento localizzato: ecco il nesso

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In un articolo scientifico pubblicato nel 2011 da un medico statunitense sono spiegate alcune ragioni scientifiche e pratiche per realizzare l’obiettivo di un dimagrimento localizzato con particolare attenzione per quanto riguarda la temperatura corporea e il flusso sanguigno delle zone critiche prese in esame.

Se con i polpastrelli tastiamo la parte più grassa del corpo e utilizziamo una lastra termografica per visualizzare la temperatura corporea attraverso le differenze di colori mostrati, realizziamo che le zone più ricche di tessuto adiposo sono anche quelle caratterizzate da una temperatura più bassa. Questo è motivato dal fatto che in tali aree c’è una circolazione di sangue inferiore.

Dimagrimento localizzato: come incidono circolazione e temperatura corporea

Il flusso di sangue è un parametro fondamentale in un processo di eliminazione dei tessuti grassi: consentendo una migliore distribuzione degli acidi grassi rilasciati, l’aumento del flusso di sangue nelle zone critiche indurrà una maggiore perdita di grasso localizzato.

Secondo uno studio del 2007 una sessione intensa di attività fisica può indurre una maggiore lipolisi localizzata aumentando il flusso di sangue nei tessuti adiposi più critici adiacenti ai muscoli che vengono contratti durante la sessione fisica.

Una delle tecniche migliori per ottenere il risultato di un dimagrimento localizzato prevede di allenare il corpo con esercizi cardio a stomaco vuoto.

Nel tessuto adiposo il flusso degli acidi grassi è caratterizzato da una doppia direzione in uscita e in entrata. In particolare si muove verso l’esterno durante l’attività fisica e il digiuno mentre si dirige verso l’interno subito dopo aver mangiato.

Le tempistiche sono fondamentali: approfittare di uno stato ormonale che contribuisce esso stesso all’abbattimento dei tessuti grassi ad esempio in una fase di digiuno, rappresenta il momento ideale per allenare i muscoli adiacenti alle zone critiche. Inoltre un altro fattore determinante è legato ai valori della temperatura che se viene aumentata nelle zone di accumulo di grassi induce un effetto di riscaldamento che aumenta il flusso di sangue favorendo la spot reduction. Questo risultato si può conseguire indossando fasce in neoprene o cinture riscaldanti tuttavia non devono essere fissate al corpo in maniera troppo aderente, poichè si correrebbe il rischio di ridurre la circolazione sanguigna per via di un indesiderato effetto costrittore sui vasi.

Sfruttare il calore per dimagrire nei punti critici

Un aspetto quindi da sottolineare di questa scoperta scientifica è proprio la temperatura come parametro funzionale in termini di dimagrimento localizzato: se la temperatura dell’ambiente è più bassa, il corpo genera più calore per conservare in equilibrio la propria temperatura e questa produzione di calore avviene proprio a scapito dei grassi che vengono bruciati nei mitocondri.

In altre parole è più facile bruciare grasso correndo in mezzo alla neve senza vestiti, (seppur più pericoloso per la salute in altri sensi!), piuttosto che coperti da indumenti pesanti. Questa considerazione  avvalora quindi l’utilizzo di tecnologie come ad esempio i raggi infrarossi in abbinamento a piani nutrizionali e di integrazione adeguati e ovviamente in sinergia con l’attività fisica più idonea. Quella degli infrarossi è una terapia basata sui benefici della temperatura indotta dall’esterno sviluppando un calore che l’organismo assorbe in maniera localizzata, aumentando la vascolarizzazione dei tessuti adiposi e favorendo quindi il rilascio di acidi grassi nel flusso ematico.

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