Grasso buono e cattivo: conosci la differenza?

Uno studio scientifico condotto nel 2013 ha nuovamente posto sotto i riflettori la differenza fra grasso buono e cattivo. Anche se non tutti ne sono a conoscenza, il corpo umano è costituito da queste due tipologie di grasso e così come quello che consumiamo attraverso il cibo, anche l’organismo presenta entrambe le varianti.

La domanda che i ricercatori si sono posti è come sia possibile aumentare la quantità di grasso buono a scapito di quello cattivo. Il tessuto adiposo svolge diversi ruoli vitali, come isolare gli organi interni e ammortizzarli in caso di possibili traumi, accumulare energia e produrre ormoni quali ad esempio gli estrogeni e la leptina.

Grasso buono e cattivo: ecco la differenza

Il grasso definito bruno è considerato il tipico grasso buono, presente sia negli esseri umani che nei roditori e nei piccoli mammiferi, a tutte le età. I ricercatori sostengono che questo tipo di tessuto adiposo sia determinante nel processo di perdita di peso e potrebbe essere la chiave per aiutare le persone che soffrono di obesità o sovrappeso.

Il grasso bruno genera calore per riscaldare il corpo quando il clima è freddo: esso è localizzato soprattutto nel collo e nella parte superiore del torace e brucia calorie attraverso un aumento del metabolismo basale.

Il grasso bruno e quello bianco sono molto diversi: quest’ultimo si sviluppa a causa di una vita sedentaria in combinazione ad un’alimentazione errata. Se è vero che una certa quantità di questo grasso sia necessaria per le funzioni corporee, tuttavia i problemi sorgono quando ce ne è troppo. Elevati livelli di questo tessuto adiposo, soprattutto addominale, sono correlati infatti a malattie come l’obesità, patologie cardiovascolari, diabete, sindrome metabolica e così via.

A differenza del tessuto bruno, quello bianco non brucia calorie.

Grasso buono e cattivo: l’importanza dell’attività fisica

L’allenamento potrebbe aiutarci a trasformare il grasso bianco in bruno, ossia il grasso cattivo inverso buono? Grazie ai risultati ottenuti dallo studio scientifico che abbiamo citato ed altre ricerche recenti, si suppone che effettivamente l’esercizio fisico possa fare la differenza e trasformare un tipo di tessuto inerte in uno attivo, ossia capace di bruciare calorie.

Gli scienziati hanno osservato sia cavie che correvano per 11 giorni, sia uomini che hanno intrapreso un allenamento con cyclette per 12 settimane, notando una imbrunitura del tessuto adiposo bianco. Sembra quindi che questo allenamento sia riuscito a modificare la qualità del grasso.

Il grasso bianco imbrunito infatti si è comportato più similarmente al tessuto bruno e quindi è risultato maggiormente termogenico e metabolicamente più attivo rispetto il semplice tessuto adiposo bianco. Gli scienziati hanno scoperto che questo nuovo grasso ha addirittura influenzato i tessuti del corpo quando è stato trapiantato nel grasso di cavie obese, determinando sia un miglioramento della composizione corporea sia una migliore sensibilità all’insulina.

Praticamente questi studi hanno dimostrato come l’esercizio fisico abbia effetti benefici sulla muscolatura ma anche sul grasso: quando ci si allena il grasso bianco imbrunisce e diventa più attivo dal punto di vista metabolico e le analisi del sangue dei soggetti osservati lasciano pensare che nel flusso di sangue vengano rilasciate molecole da parte del grasso sano capaci di agire anche sugli altri tessuti.

Anche se questo trapianto non è stato ancora eseguito con successo negli esseri umani, l’esercizio fisico appare in questo contesto comunque determinante: quello che la ricerca ha effettivamente mostrato è il cambiamento evidente della qualità del grasso in risposta all’esercizio.

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