Dieta mima digiuno e compatibilità con l’attività sportiva

Il dottor Longo è uno dei più referenziati esperti di nutrizione di questi anni e recentemente ha teorizzato la cosiddetta dieta mima digiuno, partendo dal presupposto di descrivere una alimentazione anti invecchiamento e preventiva nei confronti delle più severe e diffuse patologie moderne. Sebbene l’enfasi commerciale di questo regime dietetico abbia presentato tale teoria come una sorta di panacea a qualsiasi problema di salute, è comunque interessante tenerla in considerazione, seppure con un approccio più cauto, per quanto riguarda i principi cardine che la caratterizzano, per comprendere se si tratti di una scelta adatta alla pratica sportiva regolare.

Dieta mima digiuno: restrizione calorica e poche proteine

Si tratta di una alimentazione a prevalenza vegetariana e poco ricca di proteine che viene alternata con una frequenza variabile a seconda dello stato di salute del soggetto a qualche giorno di restrizione calorica tra le 800 e le 1000 calorie complessive, provenienti da grassi buoni vegetali e pochi carboidrati e proteine.

Il presupposto di questa dieta è abbattere la concentrazione dell’insulina e del fattore di crescita IGF-1 che sono considerati i principali promotori delle malattie degenerative come il cancro e il diabete.

Tale medico ritiene che l’IGF1 sia il primo responsabile del cancro, di conseguenza la dieta che consiglia è prevalentemente povera di proteine con possibile sbilanciamento a favore dei carboidrati – che in realtà alzerebbero l’insulina – da alternare a giorni di simil digiuno per abbassare i livelli dell’ insulina e del fattore di crescita.

Insulina e fattore di crescita IGF-1 nella dieta mima digiuno

A favore di questa teoria il dottore riporta dati di laboratorio ed esperimenti effettuati su cavie più altri studi epidemiologici sugli esseri umani. È opportuno però notare che in ambito nutrizionale questo genere di ricerca ha dei limiti dato che si tratta di studi di associazione in cui due parametri vengono affiancati per associazione e non per un reale rapporto di causa ed effetto, valutando ad esempio se ad un certo comportamento alimentare corrisponda una certa malattia.

Gli studi sperimentali di intervento infatti sono rari dato che per essere attendibili e significativi devono coinvolgere un numero di soggetti elevato e per un lungo periodo di tempo in maniera da poter confrontare in maniera efficace due campioni che osservano regimi alimentari differenti.

Un altro aspetto interessante da notare è che comunque l’IGF1 sia sovrastimolato più che dall’assunzione di proteine da un’alimentazione ipercalorica e se è vero che le proteine aumentano la secrezione dell’ormone GH – che a sua volta aumenta il fattore di crescita -, è l’associazione di molti carboidrati e molte proteine a risultare la combinazione più dannosa, perché almeno in teoria stimola maggiormente i fattori di crescita e l’insulina.

Sport e restrizione calorica: la dieta mima digiuno è adatta agli atleti?

Se la restrizione calorica osservata nelle cavie è stata associata a bassi livelli del fattore di crescita e ad un allungamento dell’aspettativa di vita, non è possibile al momento affermare con certezza che anche per l’uomo valga il medesimo principio. Esistono infatti numerosi fattori come quelli ambientali e quelli genetici che influiscono in maniera complessa sulla longevità, come l’esercizio fisico, la composizione della dieta, le variazioni di temperatura a cui il corpo è sottoposto, il tessuto sociale e l’atteggiamento spirituale e così via.

Considerando però la situazione degli atleti di sport impegnativi come il culturismo e il ciclismo che necessitano di una dieta ipercalorica e iperproteica, questo tipo di alimentazione mima-digiuno non è consigliabile. È altrettanto vero che la pratica agonistica di uno sport non rappresenta una finalità salutistica sul medio-lungo periodo di un soggetto, tuttavia non possiamo paragonare una sovralimentazione di un sedentario che genera stress ossidativo, alla situazione di un atleta in grado di promuovere un potenziale antiossidante elevato proprio attraverso il suo allenamento, sostenuto a sua volta anche da un’alimentazione più consistente rispetto allo standard.

Se quindi può essere vero che una dieta come quella teorizzata dal dottor Longo che comprende dei periodi di simili digiuno possa avere dei riscontri positivi rispetto ad un’alimentazione non equilibrata ed eccessiva, risulta sicuramente più applicabile alla realtà, soprattutto di chi pratica regolarmente attività fisica, una dieta equilibrate e molto ricca di fitonutrienti e antiossidanti con il giusto apporto di proteine e calorie per sostenere il metabolismo e la conservazione o l’aumento della massa muscolare magra.

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