Dieta metabolica: attenzione a non estremizzare

Parliamo di dieta metabolica, una strategia alimentare che promette risultati in poco tempo, con l’obiettivo di insegnare al nostro corpo come bruciare più velocemente possibile le scorte di adipe. Cerchiamo quindi di analizzare come questa dieta abbia un impatto sul metabolismo e attraverso quali processi funzioni.

Possiamo paragonare la macchina del corpo umano a una automobile che prende il suo carburante ossia la sua energia prevalentemente dei carboidrati (e anche dei grassi). Il tipo di vita che normalmente conduciamo ricco di impegni e di stress induce il fisico ad ottenere quest’energia prevalentemente dagli zuccheri mentre i grassi sono destinati a diventare energia di riserva da accumulare.

Per fare in modo che il corpo si adatti alla condizione opposta si interviene quindi sull’alimentazione fornendo più grassi e meno zuccheri in maniera che l’organismo si abitui a utilizzare i lipidi in maniera preferenziale svuotando progressivamente le riserve adipose.
La dose quotidiana di carboidrati va individuata e personalizzata a seconda del soggetto in funzione dei segnali che l’organismo manifesta. Quando si inizia infatti ad assumere pochi zuccheri è possibile sperimentare mal di testa, stanchezza generalizzata, cali di pressione, capogiri e quindi la quantità di carboidrati va aumentata leggermente di volta in volta in maniera da ottenere la dose esatta che cancelli tali sintomi.

Dieta metabolica: come si svolge

Le prime quattro settimane di dieta metabolica prevedono una drastica riduzione della quota di carboidrati che puntualmente richiama i sintomi che abbiamo elencato nel paragrafo precedente. In particolare bisognerà seguire 12 giorni con pochissimi carboidrati e molti grassi seguiti da due giorni di carico dei carboidrati.

  1. Le prime due settimane dunque saranno caratterizzate da 12 giorni di scarico durante cui la quota calorica sarà proveniente dai lipidi per il 60%, dalle proteine per il 50% e solo 30 g di carboidrati previsti al giorno con percentuali che possono esser leggermente variate fino alla scomparsa dei sintomi dell’ipoglicemia.
  2. Successivamente si osserva un periodo di carico di due giorni che prevede il 35% della quota calorica preveniente dei grassi, il 30% da proteine e il restante 35% di zuccheri con la possibilità anche in questo caso di variare le percentuali fino alla scomparsa dei sintomi.
  3. Al termine delle due settimane il corpo dovrebbe aver imparato a lavorare in via preferenziale sui grassi per la produzione energetica: per conservare questo indirizzo basta seguire cinque giorni di scarico seguiti da due di carico e così via mantenendo le quote sperimentate con successo nei 14 giorni evitando i fastidiosi sintomi dell’ipoglicemia.

Osservazioni sulla dieta metabolica

Il nostro corpo è assolutamente in grado di adeguarsi ai cambiamenti ma questo dieta interpreta all’estremo lo spirito di adattamento che ci caratterizza. Apportare pochi carboidrati è un approccio deleterio per la salute soprattutto se consideriamo il fatto che semplicemente le cellule del cervello lavorano soltanto con l’energia prodotta dagli zuccheri e che il quantitativo minimo giornaliero è stimato intorno a 180 g contro gli appena 30 che vengono previsti nei periodi di scarico.
Quando non assumiamo abbastanza zuccheri l’organismo genera i cosiddetti corpi chetonici e l’assenza di carboidrati viene interpretata come una sorta di emergenza e carenza di cibo, un digiuno che genera mal di testa, nausea, apatia e sintomi che possono sfociare anche in gravi quadri clinici, coma compreso.

Vogliamo evidenziare come i carboidrati siano fondamentali per la salute e la vita di qualsiasi individuo e a maggior ragione per gli sportivi che hanno un aumentato fabbisogno energetico da soddisfare. L’efficienza energetica dei carboidrati risulta più elevata rispetto ai grassi a parità di ossigeno che viene consumato: il vantaggio è molto chiaro negli sport dove l’ossigeno è essenziale per mantenere nutrita e reattiva la muscolatura: insomma tutti gli sport in cui conta essenzialmente la resistenza.

Una dieta metabolica impostata così come spiegato implica inoltre un consumo più elevato di alimenti grassi come carni, formaggi, poche fibre e poca frutta e verdura: appare quindi controproducente se non addirittura pericoloso adottare un regime diametralmente opposto a quello consigliato dalla maggior parte degli esperti che già da alcuni anni caldeggiano di limitare colesterolo ed eccesso di grassi animali privilegiando la frutta e la verdura fresca.

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