Cosa dice la scienza nei confronti dimagrimento localizzato

spot reduction

Nell’articolo precedente abbiamo introdotto il concetto di dimagrimento localizzato, spiegando come alcune zone del corpo siano più difficili da trattare per via dell’influenza esercitata dagli ormoni e da altri fattori che variano da soggetto a soggetto e che riguardano anche ma non solo il sesso del soggetto.

Dopo decenni in cui il dimagrimento localizzato sembrava un’utopia, nel 2006 viene pubblicato uno studio da parte dell’università danese di Copenaghen in cui ricercatori hanno studiato un gruppo di soggetti durante l’attività fisica in un esercizio di estensione a una sola gamba con un peso leggero per 30 minuti misurando il flusso sanguigno nel grasso sia nella gamba attiva che in quella a riposo e registrando anche il rilascio di grasso delle cellule adipose.

Ricerca scientifica e spot reduction (dimagrimento localizzato)

Quello che è stato scoperto in questo studio è che la gamba allenata ha sperimentato rispetto alla gamba non allenata un migliore flusso sanguigno e una migliore lipolisi. Tale studio quindi suggerisce che il grasso viene bruciato in via preferenziale nell’area che stiamo allenando direttamente soprattutto con un elevato numero di ripetizioni ad alta intensità e con pause brevi.

A partire da quell’anno aumentano gli studi scientifici che in qualche modo ritengono possibile il dimagrimento localizzato anche se la maggioranza dei pareri rimane comunque negativa. In uno studio che viene solitamente citato da chi vuole sconfessare la possibilità di dimagrire in punti specifici del corpo, 13 uomini hanno seguito un allenamento sugli addominali per circa un mese iniziando con 140 ripetizioni e aumentandole fino a 336 nell’ultima settimana per un totale di 5000 ripetizioni.

Con una biopsia hanno poi misurato le dimensioni cellulari dell’adipe addominale, a livello dei glutei e sotto le scapole osservando che il grasso era diminuito in egual misura in tutti e tre i punti.
Tuttavia un aspetto interessante di questo studio è proprio questo: sappiamo bene che le ultime zone che tendono a dimagrire sono quelle dove accumuliamo grasso più facilmente, l’addome per gli uomini, glutei cosce fianchi tendenzialmente per le donne.

Accumulo adiposo e attività fisica mirata: come intervenire su zone specifiche

Ebbene questo stesso studio che spesso è citato dei detrattori in realtà non fa altro che suggerire un successo del dimagrimento localizzato perché la regione addominale è sicuramente più resistente al dimagrimento e il fatto che la misura del dimagrimento sia similare a quella delle altre zone indica che un dimagrimento localizzato è sicuramente avvenuto. Una conclusione definitiva poteva essere tratta utilizzando un altro gruppo di persone per controllare i risultati con caratteristiche fisiche simili al gruppo precedente oppure osservando lo stesso gruppo in un momento successivo sottoponendolo ad un periodo di dieta senza allenamento.

D’altra parte così come è possibile un accumulo di grassi differenziato non possiamo certo escludere la possibilità di perdere grasso in maniera differenziata. Se aumentiamo il grasso in una certa zona del corpo più facilmente i carboidrati in eccesso non saranno stoccati in quella regione come grasso: esiste quindi una relazione molto stretta tra l’accumulo localizzato di adipe e la vasodilatazione/circolazione del sangue.

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